Secondo quello che viene chiamato il “Fattore 7” (con cui si allude al numero dei gradi centigradi sotto cui diventa più che opportuno montarne di invernali per garantire sicurezza su ogni tipologia di strada), la pioggia, il fango, la brina, il ghiaccio e la neve concretano situazioni ambientali in cui il pneumatico invernale mantiene livelli ottimali di sicurezza.
Perciò oramai questa tipologia di gomme non rappresenta più un’esigenza soltanto per chi sia costretto a transitare lungo strade di montagna, bensì è diventata un elemento fondamentale di sicurezza per ogni automobilista che voglia guidare serenamente durante la stagione fredda.
Per conseguire un elevato standard di prestazioni, i tecnici hanno inteso di dovere lavorare soprattutto su aspetti della tecnologia che consigliano vivamente di abbandonare definitivamente il concetto di “gomme da neve”. Un tempo, con questo termine, si operava un generico riferimento soltanto a quei pneumatici, dal battistrada artigliato, che si montavano in condizioni di forti nevicate, in luogo delle più ingombranti catene. Oggi, queste coperture sono state sostituite da pneumatici invernali tout court che riescono a garantire ottime prestazioni lungo i mesi freddi, e non solo sulle strade innevate.
Quelli da usare d’inverno lavorano meglio quando la temperatura si abbassa.
Sono meno soggetti al fenomeno dell’aquaplaning e, sia sulla neve che sul fango, artigliano il fondo stradale, permettendo all’autovettura di muoversi con ogni sicurezza:
1. grazie ai componenti chimici della mescola (definita termica), che opera alle basse temperature;
2. grazie al disegno del battistrada, che riduce il pericolo dell’aquaplaning;
3. grazie alla conformazione dei singoli tasselli, muniti di appositi intagli, che creano lamelle per aumentare gli spigoli presenti sulla superficie, garantendo aderenza ottimale su fondo stradale innevato.
Rispetto ad un pneumatico estivo, quello invernale permette una riduzione degli spazi d’arresto che può variare dal 15 al 30% a seconda delle condizioni del fondo; ma c’è di più, quest’ultimo mantiene un’elevata trazione in accelerazione e in salita, oltre a garantire una direzionalità superiore nelle curve.
Non sarebbe corretto ritenere che i dispositivi elettronici di bordo (quelli che gestiscono la frenata, la trazione e la stabilità, come gli abs, i tcs e gli esp) siano in grado di compensare da soli la riduzione dell’aderenza in condizioni-limite. La verità è che, solo disponendo di un pneumatico (che mantenga sempre una buona aderenza) sarà possibile beneficiare del lavoro delle strutture elettroniche di bordo. Un esempio su tutti rimane rappresentato dall’abs. Quando non si sia dotati di “gomme” idonee, frenare con decisione vorrebbe dire dilatare gli spazi d’arresto in maniera considerevole, proprio perché l’abs continuerebbe a rimanere inserito in attesa di recuperare l’aderenza tra il battistrada ed il fondo stradale. Discorso per certi aspetti analogo può farsi per chi guidi una berlina 4×4, un crossover o un suv.
Non si pensi che, muovendosi con un veicolo a trazione integrale, si possano superare gli ostacoli della stagione fredda come per magia.
In molte situazioni, le caratteristiche di queste auto (il peso, l’altezza del baricentro, le dimensioni generose dei pneumatici e la gestione elettronica della ripartizione della coppia e della trazione) aumentano in negativo. Gli esperti affermano che il peso elevato e l’altezza del baricentro sono due aspetti che amplificano gli spazi d’arresto e le reazioni nei trasferimenti di carico. Perciò, una reazione improvvisa (o anche semplicemente una sterzata più brusca del solito), magari accompagnata da un colpo di freni, potrebbe innescare sul fondo sdrucciolevole una reazione ancora più amplificata della vettura. Il tutto diventa più evidente se i pneumatici (estivi) siano di un dimensionamento importante, vale a dire 17, 18, 19″ per una sezione di 225, 235, 245, misure ormai comuni sulla maggior parte delle grosse 4×4.
In questo caso, la larghezza del battistrada diminuisce la pressione specifica sul fondo, innescando un effetto di “galleggiamento” che riduce l’aderenza e la direzionalità. In queste condizioni anche i più evoluti sistemi elettronici di trazione e stabilità, quando non supportati da un buon pneumatico, diventano troppo invasivi o intervengono con un ritardo fisiologico, risultando poco efficaci.
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3 Commento
Io quando c’è la neve faccio i freno a mano nei piazzali
Io non me ne vanterei
Il vero Ken Block li fa solo in pista…